Wydział Teologiczny Uniwersytetu Śląskiego

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ŚLĄSKIE STUDIA HISTORYCZNO-TEOLOGICZNE



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szukane wyrażenie: "Qumran" | znaleziono 5 opisów(-y) | strona: 1 spośród: 1



autor: Kozyra, J.

tytuł: Chrystus-Archégos w zmartwychwstaniu na podstawie Dz 3.15; 5.31

Śląskie Studia Historyczno-Teologiczne 14 (1981) 109-128

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IL CRISTO ARCHEGOS NELLA RISURREZIONE IN ATTI 3,15; 5,31
In questa ricerca autore ha presentato al inizio quale e I etimologia della parola archëgos e quale e il significato nella letteratura fuori del NT. Poi ha studiato i testi degli Atti 3,15; 5,31 dove si trova questo titolo cristologico. Fuori questo ha parlato anche, come hanno usato il termine archëgos in Ebr 2,10; 12,2. Si vede che il titolo cristologico archëgos e usato nel NT semre nel contesto soteriologico nei sommari della passione, dove spesso si usa l'antitesi. Cosi e stato presentato il Cristo condottiero nella risurrezione nei discorsi kerygmatici di San Pietro in Atti 3,15; 5,31. Anche Ebr 2,10; 12,2 chiama il Cristo archëgos alla salvezza. Dunque il significato del titolo Archëgos e legato strettamente con la opera redentrice di Cristo. Gesù e diventato Archëgos per la Sua morte e risurrezione. Questa funzione di Gesù risorto come Archëgos il Condottiero, e fatta per noi, credenti in Lui. Gesù e Archëgos per noi. Lui Stesso gia e risuscitato. Lui gia partecipa della gloria finale. Gesù e primo nella risurrezione. Adesso Lui conduce gli altri alla stessa risurrezione, alla vita gloriosa nel cielo. La Chiesa primitiva ha chiamato Gesù Archëgos nella risurrezione perché ha avuto molti ragioni per questa scelta. Il titolo Archëgos gia nella sua etimologia mostra i due aspetti caratteristici: il primato (arch) e la conduzione (egos). Il elemento "arch" esprime il pensiero del primato. Cosi significa il primo nell'onore, nella maestà e nella lunga fila colui che gli altri seguono. Proprio questa funzione di Cristo: il primato nella risurrezione esprime anche il titolo Archegos. Gesù e quindi Archëgos nella risurrezione. Perciò dice Józef Kozyra, che Cristo e condottiero alla risurrezione come Capo, Principe, Lui che conduce gli altri. Autore ha presentato anche i testi del NT dove si usano gli altri titoli cristologia i quali esprimono il primato di Cristo nella risurrezione per paragonarli con titolo Archégos. Dopo questa ricerca hanno giunto i seguenti conclusioni: 1. Prima del cristianesimo mai hanno usato i termine archégos nel rapporto con una persona risuscitata. Soltanto nel NT troviamo questa applicazione per la prima volta a Gesu Cristo risorto. 2. Il pensiero dei primi cristiani sulla persona di Cristo come Archégos - Condottiero alla salvezza era molto lontano dalle idee pagane, gnostiche e presentate nel Qumran. 3. La Chiesa primitiva usava il titolo Archégos nel senso della tradizione apostolica quale legava questo titolo con Gesù risorto come Condottiero alla salvezza escatologica. 4. Il NT ha preso dal VT il pensiero della conduzione alla salvezza, ma il posto della Legge Divina o gli altri mediatori e stato occupato da Gesù Lui e 1 unico vero Condottiero alla risurrezione, perché Lui e primo risorto e conduce gli altri alla stessa risurrezione. 5. Rispondendo sulla domanda: perché nel NT solo quatto volte e chiamato Gesù Cristo Archégos nella salvezza, J.Kozyra ha scritto Vediamo che nel tradizione primitiva nella liturgia della Chiesa e nei discorsi kerygmatici, quando si proclamava i vangeli, si usava il termine Archégos per Gesu risorto Colui che conduce alla risurrezione. Abbiamo i testimoni di questa pratica in Atti 3,15; 5,31 ; Ebr 2,10; 12,2. Quindi nelle origini della Chiesa chiamavano Gesù risorto Archégos alla risurrezione. Ma poi sorge ve qualche difficolta da parte dei pagani costoro potevano intendere questo titolo con senso falso, come il condottiero nel senso di un eroe o imperatore. Perciò hanno lasciato il titolo Archégos per esprimere il primato di Cristo nella risurrezione. Il suo ruolo, la funzione di conduzione alla salvezza hanno espressi con gli altri titolo cristologici. 6. In questo articolo hanno paragonato questi titoli con Archégos per vedere ancora più chiaro il significato di Cristo come Archégos. Fra questi altri titoli cristologici quanti esprimono anche il primato di Cristo nella risurrezione, il titolo Arche sottolinea che Gesù risorto e primo e origine della risurrezione in generale. Il titolo Apar che mostra che Cristo come risorto ha la funzione di primizia. Quindi Lui e il primo risuscitato e ha influsso causale e esemplare per la risurrezione degli altri. Il titolo Prötos esprime il primato di Cristo, colui che e primo, ali inizio di tutti i risuscitati. In fine il titolo Prötotokos mostra il ruolo di Cristo risorto come primogenito con i diritti speciali. Lui e il primo risuscitato e da noi la partecipazione alla Sua risurrezione. 7. Hanno concluso allora alla fine che Gesù come Archégos in Atti 3,15; 5,31 esprime uno degli aspetti della Sua funzione salvifica. Il Cristo Archégos esprime il Suo primato nella risurrezione e la Sua Funzione di Condottiero per gli altri alla stessa risurrezione.



autor: Małecki, Z.

tytuł: Naród żydowski i jego Święte Pisma w Biblii chrześcijańskiej. Egzegeza w Qumran

Śląskie Studia Historyczno-Teologiczne 36,2 (2003) 360-366

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IL POPOLO GIUDAICO E LE SUE SACRE SCRITTURE NELLA BIBLIA CRISTIANA. L'ESEGESI A QUMRAN
Il documento della Pontificia Commissione Biblica Il popolo giudaico e le sue Sacre Scritture nella Biblia cristiana tratta della relazione tra i cristiani e il popolo giudaico. Queste relazioni sono molto strette. Per conoscerle bene occorre uno studio serio che prende in considerazione l'esegesi biblica a Qumran, dove i libri biblici venivano studiati per un lungo tempo. Essa viene testimoniata dai pesharim, cioe dai commentari ai libri biblici. Tra questi si trovano otto pesharim ai libri profetici. In essi domina l'aspetto escatologico. Nell'esegesi degli esseni si possono trovare molte analogie con l'esegesi cristiana, anzitutto per quanto riguarda il libro di Isaia.



autor: Piwowarczyk, P.

tytuł: Mistycyzm żydowski a gnostycyzm w późnej starożytności

Śląskie Studia Historyczno-Teologiczne 39,2 (2006) 282-303

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Jewish Mysticism and Gnosticism in late Antiquity
Gershom Scholem, the founder and main authority of modern research on Jewish mysticism, strictly connected the first ancient stage of this religion phenomenon, so called Hekhalot or Merkavah mysticism, with Gnosticism (in its broad definition). Sholem's complex view was questioned by some authors of younger generation, however the relations between main ideas of Gnosticism and early Jewish Mysticism have not been yet precisely characterized. In first part of this paper I examine the milieus from which Gnosticism emerged such as Qumran community, Philo's Therapeutes, baptistic sects and followers of Simon Magus. Then compare some main ideas of Hekhalot Mysticism and Gnosticism in order to find dependencies and discrepancies between them. As a result of this analysis it can be stated that there is no common core in Gnostic and Hekhalot tradition. The latter did not possess a fundamental Gnostic opposition between Good Father and Demiurge, divine spark and matter. At first sight there is a delusive similarity in scheme of ascension of the soul but in deeper analysis it cannot be stated any longer. Mutual dependencies are rather minor and they occur especially in the field of magic. If we want to call the esoteric knowledge of Hekhalot mysticism a Gnosis we should stress that it is not a Gnosis of Gnosticism. The aim of these two ways of ascension to the Heaven was definitely different. When the Gnostic practiced a self-salvation, Jewish mystic used his specific Gnosis as means of reaching God's Throne and God itself - what was for him an ultimate aim.



autor: Uciecha, A.

tytuł: Afrahat O synach przymierza (Demonstratio sexta. De monachis. Patrologia Syriaca I,240-312)

Śląskie Studia Historyczno-Teologiczne 44,1 (2011) 177-197

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słowa kluczowe: Afrahatascezamonastycyzm syryjskiSynowie Przymierza

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Afraha t Exposé des fils du pacte (traduction polonaise et comentaire). Résumé
Les considérations d’Afrahat, le „Sage Persan” (260/275-345), dans sa demonstratio des membres de l’Ordre font suite a la discussion sur la foi, l’amour, le jeune, la priere et les guerres qui les a abordés dans ses premiers cinq traités. Les Demonstrationes sont d’abord adressés aux membres de l’Ordre. Plusieurs savants qui scrutent la pensée ďAfrahat acceptent la these selon laquelle les „fils du pacte” représentaient un ascétisme pré-monastique clérical qui a du exister bien avant Afrahat. Soumis a une regle ascétique tres rigoureuse les „fils du pacte” formaient dans chaque église un corps constitué entre le clergé et les laïcs. Ils devaient faire connaître à l’évêque leur intention d’embrasser la vie ascétique. Ils vivaient ensemble autour de l’église, les vierges sous l’autorité d’une diaconesse, comme à Séleucie et en Perse, ou bien en petits groupes dans des maisons particulières. Quelques parallèles tant de forme que de contenu entre le „pacte” et la commumauté de Qumrān sont bien évidentes. Dans l’Éxposé sur les fils du pacte on peut déceler une richesse sémantique du terme īhīdāya.



autor: Wilk, J.

tytuł: La giustizia di Dio in Paolo e a Qumran

Śląskie Studia Historyczno-Teologiczne 41,2 (2008) 384-393

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słowa kluczowe: teologia biblijnaNowy TestamentsprawiedliwośćQumranjudaizm

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BOŻA SPRAWIEDLIWOŚĆ U PAWŁA I W QUMRAN. Streszczenie
Dla idei osądzenia grzesznika przez Boga oraz wybawienia go przez Bożą łaskę, która poprzedza pojęcie Bożej sprawiedliwości oraz usprawiedliwienia, można znaleźć znaczące paralele w tekstach qumrańskich. W artykule wymieniono je i przedstawiono zwięźle. Wskazując na elementy paralelizmu, zwraca się uwagę na istotną różnicę: pojęcia łaski, sprawiedliwości oraz usprawiedliwiania Paweł odnosi do osoby Jezusa i Jego dzieła zbawczego. Ten wymiar chrystologiczny, który oczywiście jest nieobecny w tekstach qumrańskich, nie pozwala na ich "chrystianizację".



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